giovedì 9 febbraio 2017


Coroncina di Riparazione 
al Santissimo Sacramento




Prima del Rosario:        Gloria - Pater -Ave -Angelo di Dio

sui grani grossi: 
        
 Dio mio, io credo, adoro, spero e Vi amo.
 Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non Vi amano.


sui grani piccoli:       

- Sia lodato e ringraziato ogni momento
- il Santissimo e Divinissimo Sacramento


Alla fine:           

   - Santissima Trinità, Padre Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro profondamente
   e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo 
   presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, 
   dei sacrilegi e delle indifferenze da cui Egli medesimo è offeso.
   Per i meriti infiniti del suo Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria
   Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.      

          Gesù, Maria Vi amo, salvate anime.

                  Gesù, Maria Vi amo, salvate anime sacerdotali.  

mercoledì 22 aprile 2015



Perchè il diavolo odia la Vergine Maria
...e perchè dovete amarla.


Non temete. Il vecchio serpente è impotente contro la Vergine Immacolata, perché nel progetto divino ella è lo strumento che Gesù userà per umiliarlo e distruggerlo.

Volete schiacciare la testa del serpente nella vostra vita? Volete passare in modo sicuro attraverso prove, tentazioni e tempeste per arrivare alla vostra Casa celeste? La risposta è semplice: fate ricorso a Maria. Amatela, siate suoi servi fedeli. Siate suoi cavalieri, suoi difensori, suoi apostoli.
Consacratevi a lei in modo totale e completo – perché nulla di ciò che le appartiene andrà perduto. Come ha detto con parole tanto belle San Giovanni Damasceno:
“Esserti devoto, o Vergine santa, è un'arma di salvezza che Dio dà a coloro che vuol salvare”.

venerdì 27 marzo 2015

Pregare per vivere



PERCHE' PREGARE?
Ti rispondo: per vivere.


Sì: per vivere veramente, bisogna pregare.
Perché? Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore. 
Come la pianta che non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore.
Ora, l’amore nasce dall’incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive, nel tempo e per l’eternità.

E chi non prega? 
Chi non prega è a rischio di morire dentro, perché gli mancherà prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere e la gioia per dare un senso alla vita.


Mi dici: ma io non so pregare! Mi chiedi: come pregare?
Ti rispondo: comincia a dare un po’ del tuo tempo a Dio. All’inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che Tu glielo dia fedelmente. Fissa tu stesso un tempo da dare ogni giorno al Signore, e daglielo fedelmente, ogni giorno, quando senti di farlo e quando non lo senti. 
Cerca un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia, il Tabernacolo con la Presenza eucaristica…). Raccogliti in silenzio: invoca lo Spirito Santo, perché sia Lui a gridare in te “Abbà, Padre!”. Porta a Dio il tuo cuore, anche se è in tumulto: non aver paura di dirgli tutto, non solo le tue difficoltà e il tuo dolore, il tuo peccato e la tua incredulità, ma anche la tua ribellione e la tua protesta, se le senti dentro.
Tutto questo, mettilo nelle mani di Dio: ricorda che Dio è Padre – Madre nell’amore, che tutto accoglie, tutto perdona, tutto illumina, tutto salva. Ascolta il Suo Silenzio: non pretendere di avere subito le risposte. Persevera.
 Come il profeta Elia, cammina nel deserto verso il monte di Dio: e quando ti sarai avvicinato a Lui, non cercarlo nel vento, nel terremoto o nel fuoco, in segni di forza o di grandezza, ma nella voce del silenzio sottile (cf. 1 Re 19,12). Non pretendere di afferrare Dio, ma lascia che Lui passi nella tua vita e nel tuo cuore, ti tocchi l’anima, e si faccia contemplareda te anche solo di spalle.

...Io sono la Via, la Verità, la Vita...
Ascolta la voce del Suo Silenzio. Ascolta la Sua Parola di vita: apri la Bibbia, meditala con amore, lascia che la parola di Gesù parli al cuore del tuo cuore; leggi i Salmi, dove troverai espresso tutto ciò che vorresti dire a Dio; ascolta gli apostoli e i profeti;   innamorati delle storie dei Patriarchi e del popolo eletto e della chiesa nascente, dove incontrerai l’esperienza   della vita vissuta nell’orizzonte dell’alleanza con   Dio.
E quando avrai ascoltato la Parola di Dio, cammina   ancora a lungo nei sentieri del silenzio, lasciando   che sia lo Spirito a unirti a Cristo, Parola eterna del   Padre. Lascia che sia Dio Padre a plasmarti con tutte e   due le Sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.
All’inizio, potrà sembrarti che il tempo per tutto   questo sia troppo lungo, che non passi mai: persevera   con umiltà, dando a Dio tutto il tempo che riesci   a dargli, mai meno, però, di quanto hai stabilito di   potergli dare ogni giorno. Vedrai che di appuntamento   in appuntamento la tua fedeltà sarà premiata, e ti accorgerai che piano piano il gusto della preghiera   crescerà in te, e quello che all’inizio ti sembrava irraggiungibile,   diventerà sempre più facile e bello. Capirai   allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi   a disposizione di Dio: e vedrai che quanto porterai   nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato.
...l'anima mia magnifica il Signore...
Così, quando verrai a pregare col cuore in tumulto,   se persevererai, ti accorgerai che dopo aver a   lungo pregato non avrai trovato risposte alle tue   domande, ma le stesse domande si saranno sciolte   come neve al sole e nel tuo cuore entrerà una grande   pace: la pace di essere nelle mani di Dio e di lasciarti   condurre docilmente da Lui, dove Lui ha preparato   per te. Allora, il tuo cuore fatto nuovo potrà cantare il   cantico nuovo, e il “Magnificat” di Maria uscirà spontaneamente   dalla tue labbra e sarà cantato dall’eloquenza   silenziosa delle tue opere.
Sappi, tuttavia, che non mancheranno in tutto questo   le difficoltà: a volte, non riuscirai a far tacere il   chiasso che è intorno a te e in te; a volte sentirai la fatica   o perfino il disgusto di metterti a pregare; a volte,   la tua sensibilità scalpiterà, e qualunque atto ti sembrerà   preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio,   a tempo “perso”. Sentirai, infine, le tentazioni del   Maligno, che cercherà in tutti i modi di separarti dal   Signore, allontanandoti dalla preghiera. Non temere:   le stesse prove che tu vivi le hanno vissute i santi   prima di te, e spesso molto più pesanti delle tue. Tu   continua solo ad avere fede. Persevera, resisti e ricorda   che l’unica cosa che possiamo veramente dare a   Dio è la prova della nostra fedeltà. Con la perseveranza   salverai la tua preghiera, e la tua vita.

Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato...
Verrà l’ora della “notte oscura”, in cui tutto ti sembrerà   arido e perfino assurdo nelle cose di Dio:   non temere. È quella l’ora in cui a lottare con te è Dio stesso: rimuovi da te ogni peccato, con la confessione   umile e sincera delle tue colpe e il perdono sacramentale;   dona a Dio ancor più del tuo tempo; e lascia che  la notte dei sensi e dello spirito diventi per te l’ora   della partecipazione alla passione del Signore. 
A quel   punto, sarà Gesù stesso a portare la tua croce e a condurti   con sé verso la gioia di Pasqua. Non ti stupirai, allora, di considerare perfino amabile quella notte perché la vedrai trasformata per te in notte d’amore,   inondata dalla gioia nella presenza dell’Amato, ripiena   del profumo di Cristo, luminosa della luce di Pasqua.
Non avere paura, dunque, delle prove e delle difficoltà   nella preghiera: ricorda solo che Dio è fedele   e non ti darà mai una prova senza darti la via d’uscita   e non ti esporrà mai a una tentazione senza darti la   forza per sopportarla e vincerla. Lasciati amare da Dio:   come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del   sole e sale in alto e ritorna alla terra come pioggia    feconda o rugiada consolatrice, così lascia che tutto il   tuo essere sia lavorato da Dio, plasmato dall’amore dei   Tre, assorbito in Loro e restituito alla storia come dono fecondo. Lascia che la preghiera faccia crescere in te la   libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore,   la fedeltà alle persone che Dio ti ha affidato e alle   situazioni in cui ti ha messo, senza cercare evasioni o   consolazioni a buon mercato. Impara, pregando, a vivere  la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono   i nostri tempi, ed a seguire le vie di Dio, che tanto spesso   non sono le nostre vie.
Un dono particolare che la fedeltà nella preghiera ti   darà è l’amore agli altri e il senso della chiesa: più   preghi, più sentirai misericordia per tutti, più vorrai aiutare  chi soffre, più avrai fame e sete di giustizia per   tutti, specie per i più poveri e deboli, più accetterai di   farti carico del peccato altrui per completare in te ciò   che manca alla passione di Cristo a vantaggio del Suo   corpo, la chiesa. Pregando, sentirai come è bello essere   nella barca di Pietro, solidale con tutti, docile alla guida   dei pastori, sostenuto dalla preghiera di tutti, pronto a   servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in   cambio. Pregando sentirai crescere in te la passione per   l’unità del corpo di Cristo e di tutta la famiglia umana. 

 
...pregando si gustano
i frutti dello Spirito Santo...
La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa   che puoi riconoscerti infinitamente amato e nascere   sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa   del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.Pregando, s’impara a pregare, e si gustano i frutti   dello Spirito che fanno vera e bella la vita: “amore,   gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà,   mitezza, dominio di sé (Gal 5,22). Pregando, si diventa   amore, e la vita acquista il senso e la bellezza per cui   è stata voluta da Dio. Pregando, si avverte sempre più   l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, fino agli estremi   confini della terra. Pregando, si scoprono gli infiniti   doni dell’Amato e si impara sempre di più a rendere   grazie a Lui in ogni cosa. Pregando, si vive. Pregando, si ama. Pregando, si loda. E la lode è la gioia e la pace   più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per   l’eternità.

Se dovessi, allora, augurarti il dono più bello, se   volessi chiederlo per te a Dio, non esiterei a domandargli   il dono della preghiera. Glielo chiedo: e tu non   esitare a chiederlo a Dio per me. E per te. La pace del   Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la   comunione dello Spirito Santo siano con te. E tu in   loro: perché pregando entrerai nel cuore di Dio, nascosto   con Cristo in Lui, avvolto dal Loro amore eterno,   fedele e sempre nuovo. Ormai lo sai: chi prega con   Gesù e in Lui, chi prega Gesù o il Padre di Gesù o invoca   il Suo Spirito, non prega un Dio generico e lontano,   ma prega in Dio, nello Spirito, per il Figlio il Padre.

E   dal Padre, per mezzo di Gesù, nel soffio divino dello   Spirito, riceverà ogni dono perfetto, a lui adatto e per   lui da sempre preparato e desiderato. Il dono che ci   aspetta. Che ti aspetta. 



  Bruno Forte

venerdì 26 settembre 2014

Il Papa: no ai Cristiani vanitosi...

IL PAPA: NO A CRISTIANI VANITOSI, SONO COME UNA BOLLA DI SAPONE

Guardiamoci dalla vanità che ci allontana dalla verità e ci fa sembrare una bolla di sapone. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice, prendendo spunto dal passo del Libro di Qoelet nella Prima Lettura, ha sottolineato che, anche quando fanno del bene, i cristiani devono rifuggire la tentazione di apparire, di “farsi vedere”. 


Se tu “non hai qualcosa di consistente, anche tu passerai come tutte le cose”. Papa Francesco ha preso spunto dal Libro del Qoelet per soffermarsi sulla vanità. Una tentazione, ha osservato, che non c’è solo per i pagani ma anche per i cristiani, per le “persone di fede”. Gesù, ha rammentato, “rimproverava tanto” quelli che si vantavano. Ai dottori della legge, ha soggiunto, diceva che non dovevano “passeggiare nelle piazze” con “vestiti lussuosi” come “principi”. Quando tu preghi, ammoniva il Signore, “per favore non farti vedere, non pregare perché ti vedano”, “prega di nascosto, va nella tua stanza”. Lo stesso, ha ribadito il Papa, va fatto quando si aiutano i poveri: “Non far suonare la tromba, fallo di nascosto. Il Padre lo vede, è sufficiente”:

“Ma il vanitoso: ‘Ma guarda, io do questo assegno per le opere della Chiesa’ e fa vedere l’assegno; poi truffa dall’altra parte la Chiesa. Ma fa questo il vanitoso: vive per apparire. ‘Quando tu digiuni - dice il Signore a questi – per favore non fare il malinconico lì, il triste, perché tutti se ne accorgano, che tu stai digiunando; no, digiuna con gioia; fa' penitenza con gioia, che nessuno si accorga’. E la vanità è così: è vivere per apparire, vivere per farsi vedere”.

“I cristiani che vivono così – ha proseguito - per apparire, per la vanità, sembrano pavoni, si pavoneggiano”. C’è chi dice, “io sono cristiano, io sono parente di quel prete, di quella suora, di tal vescovo, la mia famiglia è una famiglia cristiana”. Si vantano. “Ma – chiede il Papa – la tua vita col Signore? Come preghi? La tua vita nelle opere di misericordia, come va? Tu fai le visite agli ammalati? La realtà”. E per questo Gesù, ha aggiunto, “ci dice che dobbiamo costruire la nostra casa, cioè la nostra vita cristiana, sulla roccia, sulla verità”. Invece, è stato il suo monito, “i vanitosi costruiscono la casa sulla sabbia e quella casa cade, quella vita cristiana cade, scivola, perché non è capace di resistere alle tentazioni”:

“Quanti cristiani vivono per apparire. La vita loro sembra una bolla di sapone. E’ bella la bolla di sapone! Tutti i colori ha! Ma dura un secondo e poi che? Anche quando guardiamo alcuni monumenti funebri, pensiamo che è vanità, perché la verità è tornare alla terra nuda, come diceva il Servo di Dio Paolo VI. Ci aspetta la terra nuda, questa è la nostra verità finale. Nel frattempo, mi vanto o faccio qualcosa? Faccio del bene? Cerco Dio? Prego? Le cose consistenti. E la vanità è bugiarda, è fantasiosa, inganna se stessa, inganna il vanitoso, perché prima fa finta di essere, ma alla fine crede di essere quello, crede. Ci crede. Poveretto!”.

E’ questo, ha sottolineato, è quello che succedeva al Tetrarca Erode che, come narra il Vangelo odierno, si interrogava con insistenza sull’identità di Gesù. “La vanità – ha detto il Papa – semina inquietudine cattiva, toglie la pace. E’ come quelle persone che si truccano troppo e poi hanno paura che le prenda la pioggia e tutto quel trucco venga giù”. “Non ci dà pace la vanità – ha ripreso – soltanto la verità ci dà la pace”. Francesco ha dunque ribadito che l’unica roccia su cui possiamo edificare la nostra vita è Gesù. “E pensiamo – ha affermato – a questa proposta del diavolo, del demonio, anche ha tentato Gesù di vanità nel deserto” dicendogli: “Vieni con me, andiamo su al tempio, facciamo lo spettacolo; tu ti butti giù e tutti crederanno in te”. Il demonio aveva presentato a Gesù “la vanità in un vassoio”. La vanità, ha ribadito il Papa, “è una malattia spirituale molto grave”:

“I Padri egiziani del deserto dicevano che la vanità è una tentazione contro la quale dobbiamo lottare tutta la vita, perché sempre ritorna per toglierci la verità. E per far capire questo dicevano: è come la cipolla, tu la prendi e cominci a sfogliare - la cipolla – e sfogli la vanità oggi, un po’ di vanità domani e tutta la vita sfogliando la vanità per vincerla. E alla fine stai contento: ho tolto la vanità, ho sfogliato la cipolla, ma ti rimane l’odore in mano. Chiediamo al Signore la grazia di non essere vanitosi, di essere veri, con la verità della realtà e del Vangelo”.
Fonte: Radio Vaticana

“Siamo al conto alla rovescia.

I segni, i 100 anni a Satana, la Madonna e Papa Francesco”

“Siamo al conto alla rovescia, non c’è più tanto tempo perché i segreti si compiano”. Così Paolo Brosio, giornalista e scrittore, su IntelligoNews ragiona sui segni dei tempi e sulle profezie della Madonna. E il discorso tocca Papa Francesco, la consacrazione del pontificato alla Madonna di Fatima, i cataclismi a cui stiamo assistendo e anche le persecuzioni contro i cristiani “che non sono solo fisiche, ma anche culturali”.
Terzo segreto di Fatima (o quarto come afferma Antonio Socci) e la Madonna di Medjugorje. Tempi di guerra e segni per Brosio…
“Sono in linea con il pensiero di Antonio Socci, lui ben prima di me ha scritto e spiegato benissimo tutto. Dobbiamo metterci in testa che i famosi 10 segreti di Medjugorje non sono altro che la prosecuzione dei tre di Fatima. E finora è stata svelata solo la metafora e non la profezia di Fatima”.
Ricordiamo che Papa Francesco, che ha voluto parlare con il Capovilla già segretario di Giovanni XXIII poi nominato proprio da lui cardinale, ha consacrato il suo pontificato a Fatima. Ha un senso logico Brosio? 
“Certo che ha un senso. Le profezie di Fatima che parlarono dell’impero sovietico, del pericolo del nucleare, del ruolo fondamentale di un Vescovo vestito di bianco colpito a morte, sono importantissime e riguardano l’umanità. Sono i peccati del mondo che finiscono per provocare cataclismi, guerre e situazioni catastrofiche. E oggi il Papa parla di una terza guerra mondiale frammentata. Il riferimento al momento che stiamo passando è chiaro e illumina i nostri ragionamenti”.

E i cristiani sono al centro dell’odio con una persecuzione…
“La persecuzione ai cristiani è diabolica. E’ cominciato tutto in Palestina, con lo scontro tra ebrei e palestinesi, quindi in Siria contro i cristiani. Poi lo scontro tra fanatici musulmani, che non c’entrano con quelli moderati. L’instaurarsi in Iraq del Califfato che si sta espandendo e l’incognita è su chi li finanzi. Poi c’è un’altra guerra mondiale, quella della crisi finanziaria. Europei e italiani in particolare sono andati in povertà. Io e Claudia Koll aiutiamo la Bosnia, l’Africa ma abbiamo sempre più segnalazioni ed esempi che il terzo mondo è arrivato in Italia. Poi ci sono i cataclismi naturali…”.
L’impazzimento del tempo come segno?
“E certo, è inutile che ci dicono che è tutto normale. La Madonna nei messaggi di Medjugorje ha fatto riferimento poi alla pace e a Satana che sta intralciando i suoi piani. E lui è scatenato, dalla prime apparizioni alle ultime, Medjugorje questo è, la Madonna ha parlato tanto ma è stata anche rifiutata, come per esempio accadde a Ghiaie di Bonate, anche dalla Chiesa stessa”.


Segni nefasti e speranza celeste. Parliamone…

“Più c’è il male, più c’è fame, più la gente riscopre i riti di preghiera mariana che conducono a Dio. Più la gente si converte più le conseguenze saranno meno pesanti. Satana sta mettendo alla prova il mondo e Dio gli ha concesso un secolo come annunciato il 14 aprile 1982 in un messaggio della Madonna a Medjugorje (e come racconta anche una visione di Leone XIII, ndr). Alla fine le forze del male non prevalebunt. Satana sa che dopo il verificarsi del 10 segreti ci sarà la purificazione e non potrà più far niente”.
Ma da dove parte questo secolo?
“Ma è logico! Il mio ragionamento è semplice. Dal 1917 al 2017, praticamente dall’apparizione a Fatima il 13 maggio. Il periodo più infernale sono i prossimi 4 anni. Quando nelle apparizioni la Madonna chiede di convertirsi, convertirsi, convertirsi, lo fa perché poi non ci sarà dato più il tempo di farlo. I Papi hanno rilevato la metà del Terzo Segreto di Fatima. Ma la la Regina della Pace dice: “Io sono venuta a Medjugorje per portare a compimento quanto detto a Fatima”.

Ma questo segreto, non svelato dai Papi, per Socci annuncia la distreuzione ei l martirio per gran parte del mondo. Una sorte di Apocalisse dopo il quale trionferà il cuore di Maria.
“Certo, ma prima che trionfi il Cuore Immacolato di Maria c’è da fare il calvario,  perché non si arriva alla Resurrezione senza passare per il Venerdì. Si deve passare per la Passione, ed è già iniziata. Guardate cosa succede in Africa, in Cina, in Iraq, i focolai dove i cristiani vengono perseguitati. E questa è solo la persecuzione fisica, poi c’è quella culturale che è in Europa, dove i valori cristiani sono morti, sono considerati ridicoli, tu parli di miracoli e ti ridono in faccia. La cultura laicistica non credente ha accelerato e ci sono già i primi effetti. Il potere giudiziario prevale sugli altri, e senza l’equilibrio dei poteri è il caos”.
Cosa chiede negli ultimi messaggi la Madonna di Medjugorje? 
“Tre elementi sono forti e ritornano negli ultimi messaggi: la preghiera per la Pace, la preghiera per il Santo Padre e quella per la conversione. Siamo al conto alla rovescia. Non c’è più tanto tempo per i dieci segreti,siamo alla fine dei 100 anni e Satana è scatenato. Ci sarà di tutto… però, attenzione, la Madonna sa e dà la via d’uscita. I primi due segreti sono ammonizioni, il terzo è il segno sulla collina, poi dal quarto al decimo sono profezie che si possono mitigare se torniamo a Dio. E’ questo il tempo”.

domenica 2 febbraio 2014


Il combattimento spirituale(Ef 6,10-20)

Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. 

Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.

 

Queste parole di S. Paolo agli Efesini ci aiutano a vivere ogni giorno attingendo forza nel Signore per l’annuncio e la testimonianza.

L’ annuncio di Gesù è alla base delle nostre opere e delle nostre testimonianze, e può essere fatto nella verità, nella franchezza solo se si cerca di essere sempre in comunione con Lui.

Per questo occorre rivestirsi “ della armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”.

Consigli sulla lotta spirituale, rivelati a Santa Faustina Kowalska
( Quaderno n. 6/2 di Suor Faustina )

 
Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale
 

1. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà.
2. Nell'abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo direttore spirituale,
che ti risponderà sempre a Mio nome.

3. Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione
rivelala al confessore.

4. Metti l'amor proprio all'ultimo posto, in modo che non contamini le tue azioni.
5. Sopporta te stessa con molta pazienza.
6. Non trascurare le mortificazioni interiori.
7. Giustifica sempre dentro di te l'opinione dei superiori e del confessore.
8. Allontanati dai mormoratori come dalla peste.
9. Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te.
10. Osserva la regola nella maniera più fedele.
11. Dopo aver ricevuto un dispiacere, pensa a che cosa potresti fare di buono per la persona che ti ha
      procurato quella sofferenza.

12. Evita la dissipazione.
13.Taci quando vieni rimproverata.
14. Non domandare il parere di tutti, ma quello del tuo direttore spirituale;
      con lui sii sincera e semplice come una bambina.

15. Non scoraggiarti per l'ingratitudine.
16. Non indagare con curiosità sulle strade attraverso le quali ti conduco.
17. Quando la noia e lo sconforto bussano al tuo cuore, fuggi da te Stessa e nasconditi nel Mio Cuore.
18. Non aver paura della lotta; il solo coraggio spesso spaventa le tentazioni che non osano assalirci.
19. Combatti sempre con la profonda convinzione che Io sono accanto a te.
20. Non lasciarti guidare dal sentimento poiché esso non sempre è in tuo potere,
      ma tutto il merito sta nella volontà.

21. Sii sempre sottomessa ai superiori anche nelle più piccole cose.
22. Non t'illudo con la pace e le consolazioni; preparati a grandi battaglie.
23. Sappi che attualmente sei sulla scena dove vieni osservata dalla terra e da tutto il cielo;
      lotta come un valoroso combattente, in modo che Io possa concederti il premio.

24. Non aver troppa paura, poiché non sei sola


martedì 23 luglio 2013

Come amare il prossimo...



Come amare il prossimo
Fa' in modo di prestare il tuo aiuto senza che lo si noti, senza che ti lodino, senza che nessuno ti veda..., affinché, passando inosservato, come il sale, tu dia sapore agli ambienti in cui ti muovi; e contribuisca a ottenere che tutto sia — grazie al tuo senso cristiano — naturale, amabile e gustoso.

Forgia, 942


martedì 2 luglio 2013

Credersi giusti ci preclude il Regno



Credersi giusti ci preclude il Regno

E Gesù disse loro: "in verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio".

Credersi giusti è uno dei maggiori impedimenti alla salvezza.. Quando uno pensa insconsciamente di essere completamente a posto con Dio e con il prossimo è candidato alla dannazione. Si crea interiormente una coscienza fasulla e non vive nella verità.

Chi ricerca la verità, invece, scandaglia con coraggio anche il proprio "io" alla luce del Vangelo, il quale è come il sole che irradia una raggio di luce all'interno di una stanza buia.
I veri seguaci di Cristo che fuggono la menzogna sanno benissimo che c'è un abisso tra il loro atteggiamento e quello del Maestro.
Costui si è lasciato spogliare fino alla croce in obbedienza al Padre. Non ha tenuto conto del prestigio, delle ricchezze, degli onori o dei piaceri più sensuali di questo mondo. Ha operato tra i peccatori e i suoi nemici. Molti di coloro che Egli ha beneficiato si sono rivelati ingrati o hanno fatto parte della folla che lo hanno condannato in coro.

Il vero discepolo (che non può essere più del maestro) dovrebbe imitare Gesù. Ma quando questo succede? Spesso pensiamo di essere "buoni" per qualche elemosina che facciamo, o perché frequentiamo la chiesa, o visitiamo qualche ammalato. Tutte cose buone, s'intende, gesti che Dio non dimenticherà mai. Ciò che ci danneggia, invece, è la presunzione di sentirci "giusti" per questo.

Se poi ci si mette a giudicare anche gli altri perché non fanno come noi, allora peggioriamo la situazione. Quando Gesù dice : I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio, usa proprio il presente: "vi passano avanti". Il pubblicano è un peccatore conosciuto, come anche la prostituta. Pubblicani e prostitute sanno di essere peccatori e questa loro consapevolezza li rende molto più vicini al Regno di chi si crede già arrivato per la sua giustizia.

Quando prendiamo coscienza della nostra fragilità, allora siamo più predisposti a chiedere aiuto a Colui che ci può salvare. Ci abbandoniamo tra le sue braccia, ci lasciamo condurre da Lui lasciando gradualmente la vanagloria e compiendo buone azioni solamente in spirito di riparazione ed obbedienza al Padre.

La nostra irrequietezza non dovrebbe derivare dalla consapevolezza della nostra enorme fragilità, ma dal fatto che ci si creda "giusti". Il pericolo è quello del'indurimento del cuore, a scapito del vero amore che non tiene conto del proprio interesse ma fa uscire da se stessi per proiettarci nel Regno dei Cieli.

Pier Angelo Piai

sabato 22 giugno 2013

Crue du Gave à la Grotte de Lourdes, samedi 20 octobre 2012



Guardando questo video ho avuto questo pensiero: "tutto passa, solo la Croce e Maria restano".





venerdì 14 giugno 2013

Papa Francesco


48 ore prima dell'inizio del conclave.


Un gentile signore in metropolitana si sedette al fianco di uno sconosciuto sacerdote dal forte accento spagnolo, e dopo... qualche secondo di silenzio gli rivolse la parola:
" Buona sera Padre "
" Buona sera figlio "
" Vede Padre, qua dentro c'è sempre tanta gente, tanti passanti, tutti con mille pensieri in testa, famiglia, lavoro, filgli amici, carriere, gente fallita, gente onesta e gente dionesta, e tutto questo avviene a Roma, nella città più famosa al mondo con 4 milioni di abitanti, e la cosa strana, e che nessuno trova qualcuno disposto ad starlo ad ascoltare, lei è un prete !"
" Si sono un sacerdote "
" Ha uno sguardo buono, rassicurante, le spiace se le chiedo di confessarmi quì in una metropolitana?
" No si figuri anzi, è un piacere e un onore che mi dia tutta questa fiducia "
Lo confessa, lo assolve, poi il signore fa al sacerdote una domanda.
" Lei è di Roma ? "
" No sono argentino, esattamente a Buenos Aires "
" Capisco, quindi è venuto anche lei a Roma per assistere al conclave ! "
" Si esatto, sono a Roma come tanti pellegrini per vedere chi sceglierà Dio come successore di Pietro, è importante questo "
" Come si chiama lei Padre ?"
" Bergolgio ! Don Jorghe Mario Bergolgio "
" La vorrei come padre spirituale "
" Va bene "
" Quando possiamo rivederci? le do il mio numero di telefono, mi telefoni quando vuole don Jorghe "
Ridendo felice Don Jorghe Bergoglio risponde:
" Grazie figlio mio, sei un carissimo ragazzo, Dio te benedica "
" Padre, forse Dio ci farà incontrare nuovamente in Piazza san Pietro per festeggiare l'elezione del nuovo papa!"
" Si perché no! A Dio tutto è possibile "
Padre Bergolgio fu il solo cardinale, nel soggiorno romano pre conclave a viaggiare liberamente in metropolitana, e ogni giorno scendeva alla fermata di Ottaviano, e constatava la difficile condizioni degli ultimi e di senza tetto.
Probabilmente in quegli istanti Padre Bergolgio pensava che la sua vera missione non sarebbe stata quella di starsene seduto in un conclave, anche perché non pensava minimamente di essere eletto, ma bensì pensava che dopo che i fratelli cardinali avessero eletto il nuovo papa, lui sarebbe tornato per strada per prendersi cura di loro.

sabato 1 giugno 2013

Corpus Christi: Te adoramos Hostia Divina


T'adoriam, Ostia Divina


T'adoriam, Ostia divina,
t'adoriam, Ostia d'amor:
Tu degli Angeli il sospiro,
tu dell'uomo sei l'onor!

T'adoriam, Ostia divina,
t'adoriam, Ostia d'amor:
tu dei forti la dolcezza,
tu dei deboli il vigor.

T'adoriam, Ostia divina,
t'adoriam, Ostia d'amor:
tu salute dei viventi,
tu speranza di chi muor.

Corpus Domini


Corpus Domini

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 51-58)


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Ecco: la vita. In connessione col mangiare sta la vita: vita in che senso? Anzitutto in senso molto concreto: questa vita che oggi viviamo e che è bloccata dalla morte, viene ricuperata con la risurrezione: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. “Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. All’ultima orazione della messa funebre diciamo: “Concedi, Signore, a questa persona, che nei giorni della sua vita mortale si è nutrita di questo cibo di immortalità, di partecipare al banchetto eterno imbandito nei cieli”. Si parla di risurrezione e di vita perenne. In fondo mangiamo di un corpo risorto, ci nutriamo di una vita che è già nell’eternità!


Noi avremo la vita vera domani solo come risultato di una partecipazione alla vita divina di Cristo che oggi l’Eucaristia alimenta in noi. L’immagine usata da Gesù è quella della vite e dei tralci. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue - è un’altra affermazione di Gesù oggi - rimane in me e io in lui”. Questo “rimanere” è un rapporto di partecipazione reale alla natura divina del Figlio Unigenito, divenuto primogenito di molti fratelli, che abilita il nostro stesso essere umano a vivere da figli di Dio. Ma “rimanere” è parola che evoca amicizia e scelta personale: proprio a questa crescita d’intimità mira la comunione che facciamo alla messa.


Una intimità che arriva ad un coinvolgimento sempre più pieno, quale esiste tra il Padre e il Figlio stesso. Ecco come si esprime Gesù oggi: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. Gesù vive per la vita che riceve dal Padre, ma anche “per” Lui, cioè tutto rivolto a Lui; così l’effetto dell’Eucaristia è per noi un farci vivere in forza di Gesù, ma anche rivolti a Lui, per Lui, coinvolti con Lui nell’avventura della sua missione di salvatore del mondo. L’Eucaristia, si dice, crea la comunione e fonda la missione.
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“Come può costui darci la sua carne da mangiare?”, obiettano i Giudei. Possibile, diciamo noi, che tutta l’opera di salvezza di Dio si incanali in segni così modesti come è questo pane e questo vino che sta sull’altare della messa?
E’ inutile discutere la pedagogia di Dio. Sono i fatti che contano. Se non sempre si può dire che chi fa la comunione tutti i giorni è santo, si deve dire che il santo nasce sempre dalla comunione. Ha detto Gesù: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 4-5).


Vita donata per gli altri

"Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue" (Mc14,22.24) so che non è solo il suo donarsi a me ma anche il mio donarmi alla mia compagna e al mondo intero. Vivere una vita eucaristica non vuol dire andare in chiesa tutti i giorni. Vuol dire vivere facendo della propria vita un dono d'amore: mangia, abbeverati, riposati, curati, al mio corpo e alla mia casa. Perché se non posso dire a nessuno: "Questo è il mio corpo per te", che vita è? Come si può vivere senza donarsi a qualcosa o a Qualcuno? Se non faccio della mia vita un dono, la mia vita è un dono inutile. Perché se non posso dire a nessuno: "Questo è il mio sangue per te", la mia fatica, la mia lotta, la mia passione, il mio amore, che vita è? Se non posso donare, esprimere, dare ciò che ho di più profondo, intimo, mio, a che serve? Il pane è fatto per essere mangiato. Tenuto in cassetto diventa duro e non serve a nessuno. Il vino è fatto per essere bevuto e assaporato. Tenuto in disparte, col tempo diventa aceto, vecchio e non serve a nessuno. La vita è fatta per essere spesa, donata, altrimenti tenuta per sé è inutile. La felicità non è donare ma donarsi: allora si ha chiara e certa la sensazione di essere utili e che la propria vita abbia un senso profondo per sé, per il mondo e per l'universo. La felicità è poter dire: "Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue": mangiatene e bevetene.