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domenica 5 febbraio 2012

Vocazione religiosa

Il seme della vocazione, gettato nel terreno buono produce

frutto in abbondanza

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La diminuzione drastica di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata e religiosa è il segnale di una scarsa e debole temperatura spirituale della vita cristiana, nelle famiglie, nelle parrocchie, nei gruppi giovanili.
Tante sono le attività e iniziative che tendono a organizzare momenti comuni basati più sul fare e sull’agire che sul silenzio adorante e la preghiera di ascolto, la spiritualità del deserto e della contemplazione. È il primato di Dio che viene meno, per cui l’incontro con Lui è confinato ai margini dell’esistenza concreta o chiuso dentro i momenti stabiliti del rito liturgico, avulsi però da un forte aggancio con la vita di ciascuno.

Il seme della vocazione, gettato nel terreno buono produce frutto in abbondanza. Se no, bisogna togliere le spine, i sassi che impediscono al seme di attecchire in profondità.
Ed è proprio questo il lavoro pastorale da compiere oggi nelle comunità: togliere tanti ostacoli non aggiungerne altri, dissodare il terreno della vita familiare e parrocchiale da mille distrazioni e dispersioni di forze per iniziative che durano lo spazio di un giorno e non aiutano a fare posto nel profondo del cuore, alla Parola di Dio e al Suo Spirito.

Ogni vocazione infatti nasce e si radica solo là dove c’è
un terreno fecondo di fede, di preghiera e di carità.

Anzitutto nella famiglia, chiamata ad essere la realtà di base fondamentale dove la fede si trasmette e si vive nel quotidiano dell’esistenza. Cristiani si diventa in famiglia, e
questo esige che le famiglie ricuperino quell’ambiente educante alla fede e alla vita cristiana che il Signore dona ad ogni casa dove genitori, anziani, ragazzi e giovani si aiutano vicendevolmente ad amare il Signore, amandosi tra loro con sincerità di cuore. Occorre poi che la famiglia non ponga ostacoli alle eventuali chiamate che il Signore suscita nel cuore di qualche figlio o figlia, ma ne incoraggi la ricerca e il discernimento accompagnandoli con la preghiera e il consiglio.


Tocca ai sacerdoti curare la Direzione spirituale delle ragazze e ragazzi che mostrano segnali di apertura alla chiamata del Signore. I giovani hanno bisogno di una guida spirituale che trovano nel sacerdote o nella suora e nel religioso, attenti e disponibili a stare con loro e a sostenerli con il dialogo, la preghiera insieme, la testimonianza, l’incoraggiamento.
La parrocchia non può essere considerata solo il luogo dell’incontro di tante attività, del culto e delle iniziative caritative, ma anche un Centro di spiritualità dove l’esperienza di Dio e l’esercizio del dono di sé apre vie impensabili di risposta alla chiamata del Signore per tutte le vocazioni, comprese le più impegnative come quella al sacerdozio, alla vita consacrata e religiosa.


I gruppi e le associazioni, con la loro ricchezza di esperienza comunitaria e formativa, rappresentano un possibile campo di semina delle vocazioni se educano i giovani ad andare oltre le attività specifiche, aprendosi alla esperienza della Chiesa particolare e universale, locale e missionaria.


Cesare Nasiglia

domenica 18 aprile 2010

Seguimi..


...perché Gesù dice a Pietro: "Seguimi"
(Gv 21,19).
Nella Mistica Cena, (Gv 13,36-39) Gesù dice che dove Lui sta per andare, i Discepoli non possono seguirlo. Pietro dice: "perché non posso seguirti? Darò la mia vita per Te!..."
Pietro non può seguire il Signore... Ora, dopo la Risurrezione è il Signore stesso che dice a Pietro: "Seguimi". Cosa è accaduto nel frattempo?
1. Pietro ha fatto l'esperienza del triplice rinnegamento e, nell'umiltà, ha compreso che la sequela non è frutto di libera iniziativa, ma di una specifica chiamata, né la si può realizzare fidando sulle sole proprie forze!
2. Pietro, nel Cenacolo ha ricevuto lo Spirito Santo la sera di Pasqua. La sequela non è possibile senza il sostegno dello Spirito.
3. Pietro ora ha superato "l'esame dell'amore". La sequela è frutto dell'amore e solo chi ama segue e... segue nella misura in cui ama!

Don Giuseppe Greco

lunedì 8 giugno 2009

VOCAZIONI


“ Pregate il padrone della messe che mandi operai!”

“Pregate il padrone della messe che mandi operai!”. Ciò significa: la messe c’è, ma Dio vuole servirsi degli uomini, perché essa venga portata nel granaio. Dio ha bisogno di uomini. Ha bisogno di persone che dicano: Sì, io sono disposto a diventare il Tuo operaio per la messe, sono disposto ad aiutare affinché questa messe che sta maturando nei cuori degli uomini possa veramente entrare nei granai dell’eternità e diventare perenne comunione divina di gioia e di amore.
“Pregate il padrone della messe!”. Questo vuol dire anche: non possiamo semplicemente “produrre” vocazioni, esse devono venire da Dio. Non possiamo, come forse in altre professioni, per mezzo di una propaganda ben mirata, mediante, per così dire, strategie adeguate, semplicemente reclutare delle persone. La chiamata, partendo dal cuore di Dio, deve sempre trovare la via al cuore dell’uomo. E tuttavia: proprio perché arrivi nei cuori degli uomini è necessaria anche la nostra collaborazione. Chiederlo al padrone della messe significa certamente innanzitutto pregare per questo, scuotere il suo cuore e dire: “Fallo per favore! Risveglia gli uomini! Accendi in loro l’entusiasmo e la gioia per il Vangelo! Fa’ loro capire che questo è il tesoro più prezioso di ogni altro tesoro e che colui che l’ha scoperto deve trasmetterlo!”.

Noi scuotiamo il cuore di Dio. Ma il pregare Dio non si realizza soltanto mediante parole di preghiera; comporta anche un mutamento della parola in azione, affinché dal nostro cuore orante scocchi poi la scintilla della gioia in Dio, della gioia per il Vangelo, e susciti in altri cuori la disponibilità a dire un loro “sì”. Come persone di preghiera, colme della Sua luce, raggiungiamo gli altri e, coinvolgendoli nella nostra preghiera, li facciamo entrare nel raggio della presenza di Dio, il quale farà poi la sua parte. In questo senso vogliamo sempre di nuovo pregare il Padrone della messe, scuotere il suo cuore, e con Dio toccare nella nostra preghiera anche i cuori degli uomini, perché Egli, secondo la sua volontà, vi faccia maturare il “sì”, la disponibilità; la costanza, attraverso tutte le confusioni del tempo, attraverso il calore della giornata ed anche attraverso il buio della notte, di perseverare fedelmente nel servizio, traendo proprio da esso continuamente la consapevolezza che - anche se faticoso - questo sforzo è bello, è utile, perché conduce all’essenziale, ad ottenere cioè che gli uomini ricevano ciò che attendono: la luce di Dio e l’amore di Dio.
tratto da Flos Carmeli

sabato 6 giugno 2009