venerdì 24 maggio 2013

L'amore oblativo


L'AMORE OBLATIVO


La legge dell'amore oblativo trascende le leggi naturali dove l'energia comunicata è perduta. Nel mondo spirituale, al contrario, chi dona amore non perde nulla, anzi diviene più ricco di amore.
Se vogliamo comprendere questo che sembra un paradosso, dobbiamo pensare che l'amor donato agli altri non è nostro, ma viene donato da Dio che è la fonte inesauribile dell'Amore .

Da questa fonte inesauribile fluisce una energia spirituale che, se è comunicata ad altri, non soltanto non diminuisce, ma aumenta. Questa misura via via maggiore di amore che lo Spirito Santo dona a chi dona amore eleva la persona umana al di sopra dei suoi limiti naturali e la rende sempre più simile a Dio che è l'Amore infinito. Si realizza così una graduale divinizzazione. Questa unione del terrestre col divino prepara l'avvento escatologico del Regno di Dio.

venerdì 17 maggio 2013

Chiedete e vi sarà dato...


Come far sì che le proprie preghiere vengano ascoltate


Dovresti pregare per ottenere dei risultati. Purtroppo, molte persone pregano, ma non ricevono risposte ...specifiche per i loro problemi. Vi mostrerò come si ottengono risposte alle preghiere. Una volta che sai come ottenere risposte alle preghiere, non ne avrai più bisogno. Non dovrai più sopportare la malattia, restare al verde, o venire sconfitto ogni giorno della tua vita.Il primo passo, ed è quello più importante, per ricevere risposte alle proprie preghiere è questo: cerca le scritture che ti promettono esattamente la cosa specifica per la quale stai pregando. Quando la gente dice che sta pregando per qualcosa, mi piace chiedere, “Su quale scrittura o scritture ti stai basando per ottenere quello che stai chiedendo?" Spesso, la gente risponde, “Bè, niente di particolare.” Bene, questo è quello che otterranno, Niente di particolare.Gesù dice, “Se restate in me e le mie parole restano in voi, chiedete qualsiasi cosa, e vi sarà dato” (Giovanni 15:7). Notate come Gesù inizi la promessa con la piccola parola “se”. La parola “se” è una piccola parola che esprime condizioni. La parola “se” significa che questa promessa di esaudire le preghiere è una condizione di qualcosa. Ma cosa? Gesù dice che potete chiedere qualsiasi cosa, fino a quando “le mie parole restano in voi”.Le parole di Dio devono restare costantemente in voi, se vi aspettate che le vostre preghiere vengano ascoltate. Spesso i Cristiani pregano per qualcosa, come la guarigione, eppure non portano in sé costantemente nessuna promessa che garantisce che Dio risponderà.Dio vi ha promesso molte volte di guarirvi. Ciò di cui avete bisogno è trovare quelle promesse e meditare su di esse fino a quando non si avverano. Nel far questo, potrete combattere i dubbi che si manifestano se la guarigione non si manifesta immediatamente.Capite che se pregate per la guarigione e non conoscete la promessa di Dio di guarirvi, ed i sintomi persistono, inizierete a dubitare che la risposta possa arrivare. Una volta che dubitate, la risposta viene cancellata.Giacomo 1:6-7 dice, “Ma quando chiedi, devi credere e non dubitare, perché colui che dubita è come un’onda del mare, agitata e mossa qua e là dal vento. Tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore”. Dio risponde solo a coloro che pregano e credono, non coloro che pregano dubitandQualcuno potrebbe dire, “Ma se Dio non ci guarisce in risposta alle nostre preghiere, allora forse Dio non vuole che noi stiamo bene. Potrebbe non essere un Suo volere quello di guarirci”.La verità e che, La Parola di Dio è il Suo volere. Se vuoi sapere qual’è il volere di Dio, allora ascolta la Sua Parola. Egli promette sono cose che Egli vuole fare, Poiché Egli ci ha promesso la guarigione, possiamo stare certi che è Suo volere quello di guarirci. Non conoscendo la Sua Parola, ritardi nelle risposte potrebbero indurci a pensare che Dio ci neghi le sue risposte. Ma conoscendo la Parola, i ritardi sono solo un modo per ascoltare la Parola di Dio in fede.

sabato 11 maggio 2013

Mammina cara, mammina bella...



O Madre mia dolcissima, i bambini hanno sempre sulle labbra il nome della mamma e in ogni pericolo subito la chiamano.
O Madre amorosissima, questo tu desideri: che io come un piccolo bambino sempre ti chiami, sempre ricorra a te.
Lascia che continuamente t'invochi e ti dica: Madre mia, Madre mia amabilissima!
Questo nome tutto mi consola, m' intenerisce, mi ricorda d'amarti, mi spinge a confidare in te.
 Madre mia: così ti chiamo, così voglio sempre chiamarti, così ti voglio amare.
Rendimi santo, come tu sei santa; rendimi un figlio degno dite.
Mi affido a te, o Maria, mio rifugio e mio amore.
 L'unica mia speranza è Gesù tuo Figlio, e, dopo Gesù,
 sei tu Vergine Maria.

 Amen.

Festa della mamma


A MIA MADRE

Mamma tu sei una storia d'amore che continua nel cammino della vita.

Non ci siamo scelte, il buon Dio ti scelse per me perchè voleva anticiparmi il Paradiso.

Ero solo un progetto tra le tue braccia quando mi presentasti al mondo.

Un progetto d'amore che tu mamma, hai cresciuto nella culla del tuo cuore.

Il mio di cuore, iniziò a battere dentro di te e si formò così il nostro nodo d'amore.

Hai amato tutto di me, pregi e difetti e hai formato la tua creatura speciale, quella che sono, quella che hai amato.

Mi hai accompagnato per le strade della vita schiarendomi il cammino con la tua luce speciale.

Mamma , sei stata un perfetto architetto,hai costruito per me un mondo d'amore che per tutta la vita mi scalderà il cuore.

Grazie!

TI VOGLIO BENE.

mercoledì 27 marzo 2013

Settimana Santa


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro Mercoledì, 27 marzo 2013


Fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono lieto di accogliervi in questa mia prima Udienza generale. Con grande riconoscenza e venerazione raccolgo il “testimone” dalle mani del mio amato predecessore Benedetto XVI. Dopo la Pasqua riprenderemo le catechesi dell’Anno della fede. Oggi vorrei soffermarmi un po’ sulla Settimana Santa. Con la Domenica delle Palme abbiamo iniziato questa Settimana – centro di tutto l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione.

Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione; le ha scelte tra il popolo pieno di fede nelle promesse di Dio. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo passo, Lui si muove verso di noi. Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. «Le volpi – ha detto Lui, Gesù – le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio.

Nella Settimana Santa noi viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità. Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’Orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12).

Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo “per me”.

Che cosa significa tutto questo per noi? Significa che questa è anche la mia, la tua, la nostra strada. Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore; vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi - come dicevo domenica scorsa - per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!

Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. E’ entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”, uscire. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana. Ricordate bene: uscire da noi, come Gesù, come Dio è uscito da se stesso in Gesù e Gesù è uscito da se stesso per tutti noi.

Qualcuno potrebbe dirmi: “Ma, padre, non ho tempo”, “ho tante cose da fare”, “è difficile”, “che cosa posso fare io con le mie poche forze, anche con il mio peccato, con tante cose? Spesso ci accontentiamo di qualche preghiera, di una Messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di “uscire” per portare Cristo. Siamo un po’ come san Pietro. Non appena Gesù parla di passione, morte e risurrezione, di dono di sé, di amore verso tutti, l’Apostolo lo prende in disparte e lo rimprovera. Quello che dice Gesù sconvolge i suoi piani, appare inaccettabile, mette in difficoltà le sicurezze che si era costruito, la sua idea di Messia. E Gesù guarda i discepoli e rivolge a Pietro forse una delle parole più dure dei Vangeli: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33). Dio pensa sempre con misericordia: non dimenticate questo. Dio pensa sempre con misericordia: è il Padre misericordioso! Dio pensa come il padre che attende il ritorno del figlio e gli va incontro, lo vede venire quando è ancora lontano… Questo che significa? Che tutti i giorni andava a vedere se il figlio tornava a casa: questo è il nostro Padre misericordioso. E’ il segno che lo aspettava di cuore nella terrazza della sua casa. Dio pensa come il samaritano che non passa vicino al malcapitato commiserandolo o guardando dall’altra parte, ma soccorrendolo senza chiedere nulla in cambio; senza chiedere se era ebreo, se era pagano, se era samaritano, se era ricco, se era povero: non domanda niente. Non domanda queste cose, non chiede nulla. Va in suo aiuto: così è Dio. Dio pensa come il pastore che dona la sua vita per difendere e salvare le pecore.

La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie - che pena tante parrocchie chiuse! - dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo con amore e con la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione.
Auguro a tutti di vivere bene questi giorni seguendo il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo.

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Grazie, Papa Francesco per quanto ci comunichi.
Il Signore Gesù ci  aiuti a "vivere" queste tue parole. 
BUONA SETTINANA SANTA ANCHE A TE PAPA FRANCESCO!!